<
 
 
 
 
×
>
hide You are viewing an archived web page, collected at the request of Greenpeace International using Archive-It. This page was captured on 02:06:11 Apr 01, 2020, and is part of the Greenpeace Archive collection. The information on this web page may be out of date. See All versions of this archived page. Loading media information
Questo sito utilizza cookie tecnici propri per migliorare la tua navigazione e cookie di terze parti per analisi statistiche e condivisione dei contenuti. Procedendo con la navigazione acconsenti all'uso di tutti i cookie. Per saperne di più clicca qui.

Turchia, più di 5000 ulivi distrutti per far posto al carbone

1 commento
News - 10 novembre, 2014
Distrutto l’uliveto di Yirca: la sentenza per impedire che avvenisse questa tragedia è arrivata troppo tardi, ma noi non ci arrendiamo. La nostra solidarietà a chi ha lottato per salvarlo.

Dopo settimane di lotta – quella dei nostri attivisti, quella degli abitanti del villaggio di Yirca – migliaia di alberi sono stati distrutti dalle ruspe della società elettrica Kolin Group, decisa a espandersi nella zona per costruire una nuova centrale a carbone. Un abbattimento violento e gratuito ai danni di ulivi secolari, peraltro illegale: gli uliveti erano infatti protetti da una norma che limita l’installazione di siti industriali a non meno di tre chilometri dalle colture. Ma la Kolin ha deciso di ignorare persino la legge e con un "esproprio urgente", concesso dal governo turco, ha proceduto alla distruzione forzosa di un territorio modellato da secoli di lavoro.

 

La comunità di Yirca si è battuta con coraggio per difendere la propria terra, ma il personale di sicurezza ha circondato l'uliveto, aggredendo fisicamente gli abitanti di Yırca e i nostri attivisti. Due persone sono state ricoverate in ospedale. Allontanati gli attivisti dalla zona, i bulldozer del gruppo Kolin hanno iniziato a tagliare illegalmente oltre 5000 piante.

La comunità locale, insieme a Greenpeace, aveva presentato ricorso contro questo esproprio, contestandolo come un piano distruttivo fuorilegge. Poche ore dopo gli scontri, un tribunale turco ha sospeso la decisione che autorizzava la compagnia a prendere il controllo dell’uliveto: ma era troppo tardi, gli alberi erano già stati abbattuti.

L’area di Yirca – che si trova vicino Soma, dove a maggio scorso si è consumata una delle più grandi tragedie della Turchia, con la morte di 301 lavoratori all’interno di una miniera di carbone - è già inquinata dalla seconda centrale a carbone più inquinante in Europa, di proprietà del  governo turco, circondata da enormi depositi di ceneri che causano dispersioni velenose in tutta l’area. Un’ altra centrale elettrica a carbone sarebbe insostenibile per la salute pubblica e l'ambiente.

Vogliamo giustizia per quello che è successo in Turchia. Perché Yirca potrebbe essere ovunque, e difenderla è un dovere.

La nostra battaglia non è ancora finita!

 

Categorie
1 Commento Aggiungi commento

(Unregistered) Per l'italia ha detto:

L'uomo sta divendando una animale pericoloso e scandaloso lo capisco io che studio è ho solo 14 anni NON SCHERZIAMO!!!!! CON LE COSE SERIE

Posted 13 novembre, 2014 a 19:14 Segnala un abuso Reply

Invia un commento 

Per inviare un commento devi essere registrato.